Pensieri disagevoli frequenti

Esiste una serie di pensieri ricorrenti che quando vengo “risvegliata” mi tartassano e, di conseguenza, ossessionano @barcadicarta. Eccoli:

  • Puzzo
  • Non voglio parlare con nessuno
  • Mi mangerei dei cannelloni a colazione
  • Voglio piangere fino a domani senza motivazione
  • Voglio piangere fino a domani perchè mi sento in colpa perchè non ho reali motivazioni per piangere
  • Piango sempre
  • Sono senza speranza
  • Nessuno mi vuole bene
  • Non ho ALCUN amico
  • Voglio essere compatita
  • Non mi farò mai più i peli e non mi truccherò mai più. Fanculo.
  • VOGLIO MIA MAMMA.

Autocommiserazione.

Sostantivo Femminile. Senso di profondo abbattimento per un errore commesso o l’incapacità dimostrata in un frangente, che si traduce in un’inutile commiserazione di sé stesso e nell’incapacità di reagire opportunamente.

Dizionario

Esistono metodi comprovati per far fronte a questo genere di pensieri che, comunque, hanno la loro funzione e se vengono elaborati è perchè a un certo punto deve avvenire una riflessione che porterà a due possibili direzioni: una in cui queste attività mentali diventano abituali e vengono, per così dire, coltivate e ingrandite a problemi insormontabili. E un’altra in cui a questi pensieri ne vengono sostituiti degli altri, meno vittimistici e più positivi. A volte con @barcadicarta giochiamo a Raffica di opposti, che consiste nel dirsi occhi negli occhi frasi che si zittiscono una con l’altra (Ad esempio io le dico: “Puzzi” e lei risponde: “Sono profumata come Sharon Stone nella pubblicità per Dior”). Come potrete capire, rivelarmi ed essere accettata (anche se non del tutto) è stato producente anche per me stessa, che tendo spesso a buttarmi giù a causa della mia indole. Esiste sempre, in ogni caso, una fase di rifiuto in cui la persona base percepisce i pensieri disagevoli come veri e originati da esterni fattori contingenti (il pre mestruo, una brutta giornata, la sveglia col piede sbagliato) o semplicemente quando non ha riconosciuto nessun Doppio all’interno della propria identità. Per un primo passo verso l’accettazione dei Pensieri disagevoli frequenti, leggi i miei consigli su come fare amicizia con il proprio alter ego.

CIAO. SONO DOLORES.

Cognome? Dolores.

Ebbene sì. Faccio Dolores Dolores e questo nome mi si addice a pennello.

Sono l’alter ego di @barcadicarta nel periodo che va dal primo giorno di attesa fino all’arrivo del ‘barone rosso’, o del ‘marchese’ o del ‘tempo della luna’. Come volete. Tanto sono tutti strani i vari modi in cui abbiamo cercato di definirlo per non usare quella parola che sembra orribile e spaventosa, o almeno l’abbiamo fatta diventare:

Mestruazioni.

Tutte ce l’hanno e, chi più chi meno, soffrono nella fase in cui le attendono e in cui le vivono. Ma ciò non accade perché ci sono scompensi ormonali, o almeno non solo. È perché arriviamo noi: gli alter ego di ‘quei giorni’ che inevitabilmente spingono la diretta interessata a gesti ed emozioni inconsulte, a pensieri depressivi e ossessivi, a modalità di azione controproducenti per se stesse. Ma non vorrei spaventarvi. Ci si ritrova immediatamente sereni quando si accetta di convivere con parti di noi stessi che pensiamo non appartenerci. L’ho detto a @barcadicarta, testuali parole. Ha avuto una crisi isterica, mi ha gridato: “Io non sono te!”.

Cinque minuti dopo piangeva tra le mie braccia dicendomi di aver bisogno di me.

Va così con gli Alter ego.

Per quel che mi riguarda sono stata scoperta dal compagno di @barcadicarta. Un ragazzo devo ammettere alquanto sensibile e arguto che mi ha intravista nonostante i due si conoscessero relativamente da poco e un giorno, di sorpresa, ha rivelato la mia identità alla diretta interessata che, poverina, ancora continuava a chiamarmi ‘Sindrome Premestruale’.

Da quel giorno abbiamo iniziato a conoscerci e io sono libera di esistere e perché no, avere una rubrica sul suo blog.

Due cose su di me:

Sono una donna piuttosto sensibile, emotiva e a tratti irritabile. Sono lunatica, strettamente connessa con i cicli naturali. Adoro mangiare anche se spesso mi si chiude lo stomaco, ho una predilezione per cose commoventi che mi fanno piangere a dirotto ma anche per cose insignificanti che mi fanno comunque piangere a dirotto; mi piace insinuarmi tra gli umori della mia ‘persona base’ (vedi legenda) per spingerla a pensare o agire in un certo modo a seconda dell’occasione: acido, possessivo, infantile eccetera eccetera. Mi sento un po’ come Benigni nel Piccolo Diavolo in certe situazioni. È stato divertente a volte, vederla struggersi dei suoi stessi capricci e sentirla chiamarmi in modo scientifico per giustificarsi degli sbalzi d’umore. Io non sono un’etichetta valida per ogni donna, perché ogni donna ha la sua Dolores. Io, mi risveglio particolarmente nei quindici giorni antecedenti a quelli in cui @barcadicarta sarà ‘indisposta’ e le sussurro all’orecchio.

Questo però restituisce un senso di spietatezza alla mia immagine. Dopotutto non sono così, o almeno non del tutto. (Chissà se anche gli alter ego hanno un alter ego!) O almeno, bisognerebbe riconoscermi una consapevolezza ammirevole. Se avete voglia di conoscermi un po’ di più potete navigare nella mia pagina. Se non avrete voglia di scoprirmi me ne farò una ragione. Ma sappiate che sto già costruendo la vostra bambolina voodoo e dedicherò a voi il mio prossimo sfogo isterico.

Walter Matthau e Roberto Benigni – Il piccolo diavolo (1988)

Questa idea della ‘finestra consiglio’ mi è stata imposta da @barcadicarta in cambio del mio spazio sul blog. La trovo obsoleta ma se proprio devo farla almeno scelgo i consigli che dico io. Tipo questo.

GRATO E CALMO

Guy in meditation by Taty Vovchek

(Marco è al telefono, cammina avanti e indietro. È nervoso. Cerca di parlare a bassa voce ma il tono della conversazione lo spinge ad alzarla progressivamente)

MARCO: …Sì, questo l’ho capito. Me lo stai dicendo da mezz’ora…No, no…(ascolta l’interlocutore)…Però è passato più di…certo…lo so benissimo che è difficile, lo vieni a dire a me?…E certo…se è un mondo di merda allora tutti ci comportiamo da merde, fammi capire?…No, no…aspetta forse non ti è chiaro…no…Non mi far urlare che le bambine dormono! Cazzo. Ma c’hai idea della fatica che stiamo facendo?…La mia compagna non ha un’entrata da un mese e mezzo, io mi sono prosciugato…no…non è…Scusa?…Non mi fare incazzare, avevamo degli accordi, ti sono venuto incontro…(Ascolta l’interlocutore. Scoppia a ridere nervosamente) Stai scherzando? Che cazzo me ne faccio di trecento euro brutto coglione? Non mi pigliare per il culo…tu non hai capito…(si ritrova sotto mano una piccola risma di fogli e l’accartoccia) Sei un testa di cazzo. No, vaffanculo, giuro che ti vengo a prendere se entro fine mese non mi dai i miei cazzo di soldi. Ti ammazzo Simone, giuro che t’ammazzo mi devi dare i miei soldi non te lo dico più brutta faccia di merda. (Chiude la telefonata. Pieno rabbia, tira una raffica di pugni contro i cuscini del divano)…Bastardo, pezzo di merda…lo ammazzo cazzo…(Ne prende uno, se lo preme contro il viso e ci urla dentro. Lunga pausa. Fa un respiro profondo, ripone il cuscino sul divano) Okay. Sono calmo. Molto calmo. (Cerca di riprendersi, inspira ed espira facendo dei cerchi con le braccia) Ora la mia giornata può cominciare?…Certo che può cominciare. Sono una persona equilibrata e calma. Sono grato per ogni cosa anche se quel testa di cazzo…(fa dei  bei respiri)…Sono grato e calmo. Grato e calmo. (Chiude gli occhi, si mette in posizione: allarga leggermente le gambe, piega poco poco le ginocchia, stende la schiena e mantiene dritte le spalle. Fa un respiro profondo e comincia a molleggiarsi sulle ginocchia) Un altro giorno sta cominciando e…quel coglione mi deve ancora i miei soldi…ma io…sono grato. Grato e calmo. Adesso rilascio lo stress e mi connetto con il mio corpo. Sì, sono grato e calmo e affronto la giornata abbandonando tutti i pensieri negativi. Mi sento leggermente ansioso perciò questa pratica mi aiuterà a sciogliermi. Sono grato. Grato e calmo. (Molleggia sulle gambe salendo d’intensità, respira, rilascia le braccia) Sto già meglio, ecco. Visto com’è facile? Il mio focus è sulle gambe e sulle ginocchia, sul mio respiro. (Continua a molleggiare. Il molleggio passa dalle ginocchia alla schiena, poi alle spalle fino a diventare scuotimento del corpo. Marco prosegue la sua pratica di body shaking salendo sempre più con l’energia. Inspira ed espira energicamente, sorride) Fantastico cazzo. (Lo shaking sale d’intensità e raggiunge il limite, Marco si libera con grandi respiri e ritorna a molleggiare più lentamente) Sono grato e calmo…grato e calmo…grato e calmo…Grato e…(Da un’altra stanza la voce di una bambina grida:“Papàààà!)…cazzo. (Fa un respiro profondo) Eccomi tesoro!

FINE 

IL NOME

(Elisa è di fronte al computer. Una tazza di tè bollente sul tavolo/scrivania)

…Neanche questo gli va bene…e va bene…Cosa mi dici di…(Scrive sulla tastiera. Preme invio e aspetta un istante) Certo. (Prova a prendere la tazza ma è bollente) Ah! Calda…Altri ventisei utenti con lo stesso nome…Ma che colpa ho se mi chiamo così? Mica l’ho scelto io. Mi fa pure strano vederlo scritto. Guardalo. Guarda la ‘I’…è secca, rigida. Preferisco molto di più una ‘ESSE’, formosa e versatile. La ‘ESSE’ la puoi fare in tanti modi, la ‘I’ no, è monotona, sempre uguale a se stessa. Anche la ‘A’, mi lascia in bocca un senso d’irrisolto, come quando dici: “Ah…”. Non: “Aaaaah…” tipo sospiro di goduria e sollievo, no, è: “A.” (Scrive sul pc) Elis -a -a – a? Con tre ‘A’ finali? No, non ha senso. Elisa era il più giusto…è giusto accettare il fatto che quelle lettere contengano nel loro insieme tutta la mia persona. Non solo qualche dettaglio fisico o qualche caratteristica di temperamento, proprio tutto. (Al pc) Dovresti accettarlo anche tu. (Testa con le dita quanto sia caldo ancora il tè. Pausa. Sottovoce) Sto impazzendo?…Dovrei parlare con una persona reale?…Ce l’ho! (Scrive sulla tastiera) “Eli punto Eli”. Dopotutto è stato il mio diminutivo all’università, anche se non…(Scruta lo schermo) Non ci credo. Niente, ci rinuncio. (Beve un sorso di tè aspirando rumorosamente perché ancora caldo)…Tanto non sono neanche riuscita a capire quale sia la mia firma. Fa strano scriverlo, doverlo scrivere nel modo giusto. Eppure è il mio nome da sempre e, a meno che per qualche assurdo motivo io non sia costretta a cambiare identità, per sempre. Elisa per sempre. Fa paura. Alle persone non fa paura essere Rebecca e Andrea e Lucilla…per sempre? Perché in realtà ci si trasforma, ogni giorno si è così impercettibilmente diversi che bisognerebbe scegliere un nome in base a come ci si sente…Ultimamente potrei chiamarmi Disagio o Ansia. (Ride nervosamente) Ma sono Elisa sempre. (Beve un sorso di tè, aspirando) Elisa è così tanto il mio nome che se viene pronunciato mi volto automaticamente, a cercarmi verso chi si è riempito la bocca del MIO nome. Però non mi è chiara una cosa…cioè, Elisa comprende, per me, tutti i miei aspetti no…? (Al pc) In più…io ho il nome di qualcun altro che è completamente diverso da me e viceversa per un sacco di persone. Per tutte quelle che vogliono farsi sto maledetto profilo e per mille altre. Perché, mi chiedo, non esiste un nome diverso per ogni persona nel mondo? Lo sapevo fin da bambina che c’erano altre ‘Elise’ ma non mi ponevo il problema chiaramente. A scuola però avrebbero dovuto insegnarci a celebrare la nostra unicità piuttosto che, subdolamente, farci omologare gli uni agli altri. Avrebbero dovuto dirci: (solenne, si alza in piedi sulla sedia) “Tu, ELISA, DARIO, MARTA, JACOPO…Tu sei il detentore di un nome speciale e unico, fai che la tua personalità e i tuoi valori gli restituiscano la straordinarietà che merita!” (Silenzio. Si risiede. Aspira il tè. Prende un pacchetto di tabacco e inizia a rollare una sigaretta) Oddio quanto mi annoio! Accettami questo nome ti prego. Elisa. Fattelo andare bene non ne ho altri. Con quella ‘I’ e quella ‘A’. Lo sai quanto mi costa? Hai idea di cosa voglia dire doverselo tenere per tutta la vita? (Pausa. Riprende a costruirsi la sigaretta)Elisa contiene anche questo. La mia capacità di perdermi nelle piccole, piccolissime cose. A volte è controproducente, non riesco a guardare l’insieme, come quando mi fisso sulla ‘I’ o sulla ‘A’. Non hanno niente di sbagliato ma stimolano la mia attenzione, la mia curiosità e perché no, il mio fastidio. Il mio nome contiene due livelli di lettura, uno più semplice e concreto e l’altro più complicato e intimo…Il mio nome è…il contenitore della mia persona che cresce…(Pausa) Carina questa, dovrei scriverla…(Pausa) Certo. Per alcuni sono solo una tizia ‘di cui proprio non ricordo il nome’. (Fa un respiro profondo) Sai cosa ti dico…? Che lo aggiungo alla mia lista delle cose in sospeso, per adesso. (Prende un Block notes, una penna e si mette a scrivere su una pagina precisa) Punto…diciassette: trovare il nome per il profilo. Ecco. (Silenzio) Però non la rimando troppo, come tutte le altre. (Prende un post-it, scrive“il nome”) Il nome. Entro domani lo faccio. (Stacca il post-it e lo attacca sopra la fotocamera del pc). 

FINE