ALLA TRATTORIA

(Episodio 1.)


La trattoria ha una valutazione di 9.10 sui più gettonati siti di recensioni di ristoranti. Lì si mangia bene, si beve (ma per farlo bene i proprietari consigliano di portarti il vino da casa), si spende il giusto, si viene trattati bene.

La trattoria è un luogo che ti insegna che non bisogna mai, mai fermarsi alla prima impressione.

La prima impressione della trattoria te la da Esse, piazzato in piedi fuori dal locale con le mani incrociate dietro la schiena, a cercare di fare da contrappeso a una pancia importante su cui è sempre allacciata una parannanza nera. Lo sguardo serafico sulla strada assolata, che fino alle otto e mezza di sera sulla trattoria batte il sole cocente.

Per questo la salvia e il rosmarino crescono così bene.

“Perché so’ esposti a sudd”, dice Esse con orgoglio.

Nella penombra, più indietro, seduto sull’uscio del locale su una sedia di legno sghemba, un libro appoggiato sul tavolo e una posizione tutta curva e storta, c’è Emme, l’altra prima impressione che ti da la trattoria. Sguardo di marinaio, capello lunghetto corvino e unto, una camicia diversa a settimana – se va bene – che si porta dietro gli schizzi in cucina e le vicissitudini di ogni giornata.

Se li guardi da fuori, mentre servono ai tavoli talvolta con bonaria confusione, incorniciati dal muretto di pietra, la tenda da sole a righe corrosa dal tempo, le ghirlande e le luci di Natale appese tutto l’anno e accese ogni sera senza alcuna motivazione estetica o festiva, non diresti che la Trattoria è un luogo che su Tripadvisor va così forte. Eppure.


Essendo vicina all’areoporto e recensita così bene è frequentata sia da clienti abituali e amici che pasteggiano con goduria quotidianamente, sia da turisti di passaggio che desiderano gustarsi un piatto italiano a poco prezzo e fatto bene.

Sta di fatto che una sera si presenta Agata, una signora polacca che in attesa di prendere il suo aereo per il Warszawa Chopin International Airport ha ben pensato di fermarsi a mangiare qualcosa di buono in un ristorante della cucina tradizionale romana. La vedo arrivare un po’ disorientata per poi riprendersi subito – come turbata da qualcosa di fastidioso – non appena Emme la accoglie con la camicia impataccata e le mani sporche di carne alla griglia. Lei dice con tono pacato:

“I have a reservation”

Ed Emme le indica un tavolo qualsiasi rispondendole in un italiano farfugliato e dimostrando di non aver inteso la sua frase. Lei si siede senza guardarlo mentre lui le porta il menù strisciando con le ciabatte per terra. La vedo indossare gli occhiali da vista per leggere il menù come farebbe una severa professoressa di lingue antiche per selezionare accuratamente il prossimo poveraccio da interrogare. Il suo sguardo è fisso, impassibile, nessun tipo di smorfia o espressione si azzarda a esplicitarsi sul suo viso. Passano alcuni minuti così. Agata mi sembra fossilizzata.

Esse allora si avvicina per supportarla con gentilezza.

“Posso esserle d’aiuto nella scelta, signora?”

Agata riprende vita solo a quella richiesta e gli chiede cosa siano i supplì e i fiori di zucca fritti. Pare che su quella domanda cada il silenzio, un silenzio in attesa di una risposta necessariamente esatta e dettagliata, per di più in inglese. Sembra che tra noi degli altri tavoli si crei un’aspettativa comune rispetto a ciò che succederà.

Poi Esse stupisce tutti con un raptus di poliglottismo inaspettato e del tutto personale.

“Un supplì is a rice ball with cheese and meat”

Asserisce, accompagnando la frase con un gesto delle mani che disegna chiaramente e distintamente nell’aria una polpetta di riso delle dimensioni di un melone. Vedo Agata perplessa, Esse ha appena descritto una cosa che se uno se l’immagina gli viene da pensare a una palla di riso con dentro un mix di mozzarella e di carne non identificata poco invitante, tra l’altro si è dimenticato di dirle che un supplì, buono o cattivo, è sempre fritto.

“Mentre gli zucchini flowers…Is…” E guardandosi intorno imbarazzato, cercando l’appoggio dei suoi connazionali – noi – seduti ai tavoli… “A’ regà come glieli spiego i fiori de zucca?…Sa che c’è signò? Ve li porto così se ti piacciono li magni” dice Esse incamminandosi verso la cucina.

Ed è in questo istante che tutti siamo testimoni dell’umanità di Agata, che apre un grande sorriso e risponde con voce alta “I’ll take everything and.. uno spaghetto alle vongoli anche, par favoro!” Dice con un italiano incerto e uno sguardo dolcissimo, mentre Esse le fa segno di aver annotato tutto a mente.

Alla trattoria, con nessuno devi fermarti alla prima impressione.


Un quarto d’ora dopo sul suo tavolo ci sono mezzo litro di bianco e tre piatti con una quantità di cibo che vale per almeno due Agata e mezza, con un imbarazzato sorriso lei dice “It’s too much” e il cameriere di turno, un tizio coatto con la testa rasata – la terza prima impressione della trattoria – con un inglese dalla pronuncia quasi londinese le risponde: “But it’s all really tasty”, strappando ad Agata il secondo sorriso a trentadue denti e invitandola a cominciare a mangiare.

Lei si tuffa in una festa di sapori unici e goduriosi, bramando con lo sguardo ogni prossimo morso e assaporando ciascun boccone come fosse l’ultimo. Alla fine si spazzola tutto e terminata la cena ordina anche una panna cotta e un caffè, che in Italia senza il dolce e il caffè non si può stare.

Quando si alza per pagare il conto Agata è una gioviale turista sorridente, non una fredda professoressa di lingue antiche. Lascia sul tavolo dieci euro di mancia, va a ringraziare Emme ed Esse per la loro gentilezza, a complimentarsi col cuoco e dice che adora la scelta delle luci natalizie tutto l’anno. “I love Christmas” afferma lei il venti di Luglio alle undici di sera, prima di andare a prendere il suo volo per Varsavia, dove scriverà una nuova recensione per la Trattoria che oggi ha una valutazione di 10.10 sui più gettonati siti di recensioni di ristoranti.

Lì si mangia bene, si beve (ma per farlo bene i proprietari consigliano di portarti il vino da casa), si spende il giusto, si viene trattati bene.

La trattoria è un luogo che ti insegna che non bisogna mai, mai, mai fermarsi alla prima impressione. Anzi, se ti siedi ti senti a casa, e mangi pure meglio.

Lo dice Agata.

Pubblicato da barcadicarta

Autrice di: Ogni cosa che scrivo

Una opinione su "ALLA TRATTORIA"

  1. Ottimo. Emme mi pare di conoscerlo. La signora inglese anche. Sempre meglio dei tedeschi che vidi mangiare con orrore una ottima lasagna accompagnata da un’insalata. Non ci sta male, ho provato. Ma vuoi mettere supplì, fiori di zucca e un bel piatto di spaghetti con le vongole? Però, devo dire che gli spaghetti con la Nutella sono da sballo e così i tedeschi mi hanno insegnato qualcosa. Mai fermarsi al primo, direi.

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