DEVI FARE COME

C’è un uomo che abita in quel casolare.

Ogni tanto vado a trovarlo.

Tutti pensano e dicono che abiti da solo.

Tutti si sbagliano.

Felice – così si chiama – si sveglia ogni mattina alle sei e mezza e va a dare da mangiare alle oche. E quelle, dalla prima all’ultima, starnazzando lo seguono nel giro di saluti agli asini, alle pecore, alle galline.

A Felice non piace dire né tantomeno pensare che quegli animali siano suoi.

Una volta nutriti tutti si prepara la colazione e si siede davanti a una tazza di tè bollente al tavolino in giardino. E sta in silenzio.

Felice si chiama così ma non è stato tale per tanta parte della sua vita, fino al giorno in cui ha incontrato Allegra.

Si può essere persone completamente diverse nel giro di una vita intera.

Allegra aveva lo sguardo più dolce che avesse mai visto. Le piaceva camminare a piedi nudi e si fermava al ruscello per ore, perché diceva che l’acqua la faceva sentire in un modo che non riusciva mai a spiegare a parole.

Allegra un giorno gli ha preso il viso tra le mani e gli ha detto:

Devi fare come

i polsi dei bambini

grondanti di gelato sciolto

Che se ne fregano

di sporcarsi

e aspettano

di essere leccati

Devi fare come

le bacche delle more

che mica hanno fretta

di cambiare colore

soltanto per soddisfare

il prematuro desiderio

di qualche presuntuoso

di metterle in bocca

Un giorno, poi, Allegra era sparita.

Sono rimasto a pensare a quelle parole per mesi… Mi racconta Felice.

Vedevo continuamente le sue labbra…sembravano schiudersi nei petali delle rose del giardino e mi parlavano. I suoi occhi si nascondevano nelle ali in volo delle rondini al tramonto, e mi sorridevano.

Non riuscivo a togliermi la sua immagine dalla testa.

E senza neanche rendermene conto ho fatto esattamente come diceva lei.

Lo racconta a labbra strette, spalmando la marmellata di fragole che ha fatto lui – ma non è sua – sul pane caldo, mi guarda e mi sorride.

Un pò nostalgico, un pò saggio.

Mi allunga il piatto e prende una fetta di pane che addenta con gusto e gli scrocchia in bocca, intanto si siede vicino a me di fronte alla campagna assolata. Guarda il vasetto di marmellata e fa un gesto di compiacimento, mentre mastica come un bambino affamato che si gode la merenda.

Non è andata per niente male.

Dice con la bocca piena.

E io non sono sicura che si riferisca alla marmellata.

Ai maestri che incontriamo lungo la strada

Pubblicato da barcadicarta

Autrice di: Ogni cosa che scrivo

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